Modotto nel 1300-1400

Nascita del Borgo

Non è dato sapere quando di preciso sia sorto il Borgo Modotto e probabilmente differenti studi o meglio ipotesi formulano diverse datazioni. Infatti la Chiesetta votiva di S: Michele Arcangelo pare risalga al 1300 ma secondo altre persone è addirittura anteriore all'anno 1000.

Modotto risale probabilmente al 1200-1300 e ha interessanti origini legate alla cosiddetta zona dei Castelli, infatti poco distante ci sono le rovine del Castello di Brazzacco e a Moruzzo il Castello degli Arcoloniani.

E' facile ipotizzare che prima della nascita dei castelli la zona fosse soggetta a pastorizia e quindi popolata da persone dedite all'allevamento degli animali e coltivazioni.

Il tresto di Primo Fabbro "Moruzzo e la sua Pieve" riporta il ritrovamento di una ascia, avvenuta nella campagna a Nord di Moruzzo nel 1979. Il ritrovamento potrebbe risalire dal 3000 al 2000 a.C. Ma esistono tutt'oggi tracce, sempre a Nord di Moruzzo, di vecchie vie che portavano verso la Carnia, risalenti al periodo romano. 

V. Joppi ci ricorda nel suo saggio storico "Il castello di Moruzzo e i suoi signori" un atto di vendita stipulato a Udine,  risalente al 27 febbraio 1316, con il quale Leonardo di Brazzà superiore per tre marche di den. aquil. vendette al nobilie Rodolfo de Cavalieri di Fagagna una sua braida situata presso il lago di Modotto (not. pre Giacomo di S. Margherita).

E' interessante che si parli di lago di Modott; la zona dovrebbe corrispondere all'attuale via dei laghi, situata tra Modotto e Moruzzo, antistante villa Tacoli (ex villa Otellio). Scrive ancora Joppi "si vedono tuttora i limiti di questo laghetto, formato un tempo dalle acque piovane che non trovavano scolo. Scomparve quando quei fondi furono posti a coltura. Nel 1326 è nominata la selva di Modotto".

Il 5 maggio 1351 ricorda un ariunione della vicinanza delle ville di Moruzzo, Modotto e Collovaro, per trattare alcuni interessi delle stesse. Nel 1353 presso i tigli sulla piazza della chiesa di S. tomaso di Moruzzo la vicinia elegge gli arbitri tra il comune di Moruzzo e quelli di Modotto e Collovaro; essi assegnano ad ognuno dei detti luoghi la parte ad essi spettante nelle elezioni di cariche, imposte, servizio militare, scavi di fosse, ecc.

Il 21 dicembre  1367 è data nella quale si ricorda che i nobili del comune di Villalta danno alcuni denari al comune ed uomini di Moruzzo, Modotto, Collovaro e Basalgutta a compenso di spese sostenute nella questione della selva di Lauzana, contesa dai nobili e uomini di Colloredo e di Lauzana, terminata con sentenza di arbitri.

Il 25 febbraio e il 2 marzo sono date che storicamente ricordano alcune riunioni della vicinia e un compromesso per questioni di pascoli  che vedono contrapposte le ville di Moruzzo, Modotto, Collovaro e Basalgutta contro i signori di Villalta. 

La Chiesette votive

Le chiesette di Modotto sono sorte nel periodo 1300-1400 poi ricostruite o restaurate; indicano un forte attaccamento alla religione. Nel 1470 fu fondata a Moruzzo la confraternita di San Antonio abate; ebbe lunga e florida esistenza.

La Pieve di Moruzzo ha origini anteriori al 1210 e ad essa erano soggette le ville di Moruzzo, Modotto, Collovaro, Mereto di Corno (ora detto di Tomba) di Ravascletto, di Villalta e di Basagliutta (1375). Ma già nel 1490 non restavano che Mereto e Villalta; un secolo dopo la pieve di Moruzzo fu privata di tutte le filiali.
 

Moruzzo e la confraternita di S. Antonio abate

S. Antonio abate è considerato il patriarca del monachesimo; si faceva ricorso a lui contro la peste, i morbi contagiosi e il cosiddetto "fuoco di S. Antonio" (herpes zooster). Ma S. Antonio è meglio noto anche come protettore degli animali e nel folklore, per assicurare la susstenza dell'ospedale degli Antoniani, venivano allevati dei maiali che vagavano per le vie ed erano mantenuti dalla pubblica carità: il cosiddetto purcìt di S. Antoni. Tant'è che un detto popolare recita, per descrivere una persona che va spesso di casa in casa: "è sempre in giro come il maiale di S. Antonio".
 

La vicinia

La vicinia  era l'assemblea dei capifamiglia di una villa (così si chiamavano le località nei secoli passati). Questa assemblea funzionava sulla base di antiche norme consuetudinarie, poi codificate in Statuti scritti.

Gli atti di una vicinia di solito sono redatti da appositi scrivani o da notai e ci comunicano quanto fosse ampia la gamma di competenze o, in altre parole, quanto fosse viva e vissuta l'attività amministrativa.

La vicinia si riuniva, convocata al suono di una campana, sotto un grande albero, di solito un tiglio o un noce, che stendeva le sue fronde sull'unica piazza del villaggio e prendeva autonomamente decisioni in materia di pascoli, strade vicinali o comunali, amministrazione delle chiese, confinazione di terreni pubblici e  privati, liti giudiziare contro signori feudali o altri comuni, indebitamento del comune, immigrazione, ecc.

La vicinia era anche il tribunale di prima istanza per danni campestri, ingiurie e violenze.

Gli Statuti

La località, sottoposta alla giurisdizione di Fagagna, era soggetta agli Statuti del 1460 approvati dalla vicinia. Il testo scritto riprende le antichissime consuetudini delal villa di Moruzzo, espressamente richiamate, che costituivano la base culturale e giuridica degli Statuti, solennemente approvati il 19 aprile 1460.

Gli abitanti erano tenuti a rispettare i "plovigi", ovvero prestazioni gratuite a favore della Chiesa e dei pascoli comunali. Dovevano inoltre osservare particolari norme relative alle osterie, agli animali e al rispetto dei giorni di festa.

Fra le norme più interessanti vi sono quelle che sanciscono, per i vicini, l'obbligo di partecipare alle sedute della Vicinia e il dovere di accettare le cariche elettive, pena una multa di 50 ducati. I vicini ad esempio, non potevano portare o inviare al pascolo più di quaranta capi da carne sui prati pubblici e metà dei capi doveva essere macellata nel macello o "beccaria" del paese.


 
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