Ottelio nob. di Udine

Il logo di Modotto, ricavato dalla chiesetta di S. Eurosia

I Nobili Ottelio ha avuto varl discendenti soggiornanti a Modotto, presso l'attuale palazzo Tacoli, a suo tempo fondato e di proprietà di questa famiglia.

Il simbolo di Modotto infatti è quello degli Ottelio e non è stato scelto a caso (ricavato dall'altare della chiesetta di S. Eurosia); rappresenta una delle più antiche famiglie che hanno dimorato a Modotto nell'attuale palazzo Tacoli.

Lo stemma

Arma: Troncato di rosso e d’oro, alla quercia ghiandifera al naturale, piantata sopra un monte di tre cime verde, moventa dalla punta e attraversante sulla partizione; colla fascia d’azzurro, caricata della parola Ottelio in lettere romane maiuscole di nero, attraversante sul tutto.

Cimiero: Un gallo cantante al naturale.

Titoli

Nobile (m F), conte (m).

Dimora

Udine, Ariis, Milano.


Storia

Alvise Ottelio figlio di Zuanne, di famiglia popolare di Bassano, nato nel 1465, venne a Udine poco dopo il 1500, dalle prime fonti rinvenute, la famiglia stabilì la propria residenza nel borgo di S.Lucia

Il figlio suo Francesco n.1507 e +1570 fu notaio collegiato di Udine. Dalla moglie Francesca Nigris da Montereale +1578 ebbe numerosi figli, uno dei quali Marcantonio diede singolare lustro alla famiglia. Nato circa il 1550 studiò a Padova dove nel 1574 prese la laurea in ambo le leggi. Ritornato a Udine, vi fu tosto eletto a leggere le istituzioni cesaree, nel quale insegnamento continuò sino al 1586. Nel 1590 l’Ottelio passò a leggere le Pandette e nel 1600 fu promosso alla prima cattedra di <Ragion Civile della Mattina>, che tenne per 25 anni con molta sua lode e singolare vantaggio degli scolari così italiani, come stranieri, che accorrevano numerosi alle sue lezioni. Giubilato nel 1625, si portò ad abitare a Venezia, per esser pronto a rendersi utile al Governo, qualora lo avesse richiesto del suo illuminato consiglio, ma dopo 3 anni, nel 1628, terminò la sua lunga vita operosa. A Padova, nell’Università dei leggisti, gli fu posta una onorifica lapide sotto l’insegna, dipinta dalla sua famiglia.

Dei suoi fratelli vanno ricordati, GioBatta, (notaio iscritto al collegio notarile di Udine nel 1573 ed al Consiglio civicio nel 1596 m. Lucrezia Pittoreo 1555), Girolamo (Dottore di leggi nato 1546 e +1582 m. 1581 Chiara di Valentino Stainero , ebbe un figlio, Girolamo, postumo, nato e morto nel 1583) e Ottellio, tutti e tre valenti giuriconsulti e poeti latini, menzionati dal Liruti nelle sue “ Notizie de’ letterati del Friuli”. Nel 1579, alla morte della mamma, i cinque figli si divisero e nelle divisioni vi fu anche la casa di famiglia, gran parte della quale toccò al Sig. Ottellio, ed altra parte toccò al sig. Marcantonio; Essendo lui giureconsulto di parte nello studio di Padova, nella suddetta casa, rimasero i sig.ri Ottellio e GiòBatta, che sebbene separati vivevano però assieme, e gestirono gran parte del patrimonio familiare e lo ingrandirono dividendolo poi in parti uguali con i fratelli tutti, come dichiarato nel testamento del padre, sig. Francesco Ottellio. Il Nominato Dottore Ottelio Ottellio( n. 1537 +1602 senza discendenti) entrò primo della sua famiglia, nel Consiglio nobile di Udine e ciò con delibera del 14 aprile 1577.

Nel 1609, il 21 gennaio, fu accolto in consiglio, suo nipote dott. Camillo (n.1577), ascendente diretto dei Co. Ottelio fiorenti. Nello stesso anno, la famiglia venne formalmente aggregata a quel Nobile Consiglio dalla Repubblica Veneta, regnante il doge Alvise Mocenigo. Il figlio suo, Alvise (n.1630 + 1708), fu famoso professore allo studio di Padova, dove tenne per molti anni la cattedra di diritto civile. Nel 1656 sposò Sofonisba, di Nicolò nob. Dragoni e nel 1659 fu iscritto al Consiglio di Udine. Nominato dal Governo Veneto alla importante carica di Provveditore ai confini, la tenne per 25 anni, finchè nel 1701, a 72 anni, chiese ed ottenne di venir sostituito da suo figlio Lodovico. Il ritratto dell’Alvise, fu fatto incidere in rame per decreto dell’Università dei giuristi di Padova del 3 giugno 1634.

Il Dott. Lodovico, (già nel consiglio di Udine dal 1692 che nello stesso anno sposò Taddea, di Giancarlo Co.di Colloredo e nel 1703), ottenne il titolo di Conte nel 1703, a maggior ricompensa dei servigi da lui prestati allo stato, con terminazione dei provveditori sopra feudi il 23 Agosto 1705. La Repubblica Veneta né ordinò l’iscrizione nell’< Aureo Libro dei Veri Titolati> insieme ai fratelli: Camillo,(n.1658,) che fu professore all’Università di Padova e nel Consiglio di Udine dal 1687, ed assessore in più città di terraferma,, Nicolò, (n.1659,) consigliere e deputato di Udine nel 1704, Marcantonio (n. 1669 e + 1739) Dottore e Decano del Capitolo di Udine e preposito di S.Pietro in Carnia, ed al figlio Alvise, (nato nel 1700 ) che sposò nel 1732 Aurelia di Tomaso nob. Marchi.+1794 portandosi in dote il palazzo presso San Giacomo in Udine e uno stabile sui ronchi tra Buttrio e Manzano. Praticamente tutte le fortune di casa Marchi si riuniscono nelle mani di Aurelia. Quando nel 1754 muore senza eredi anche il fratello Giacomo, Aurelia, ultima della famiglia Marchi, ne eredita tutti i beni facendo così la fortuna di casa Ottelio e cui membri, nel 1796, dichiareranno pubblicamente che la maggior parte del patrimonio di famiglia deriva dall’eredità della nonna Aurelia Marchi. Dal matrimonio di casa Ottelio nascono Tomaso (n.1735 e+1765) che sposò nel 1760 Teresa Redetti, patrizia Veneta e fu iscritto nel Consiglio di Udine nel 1765, e Lodovico distinto agronomo che pubblicò apprezzate opere di agricoltura, improle; Tomaso, morì giovane prima di ereditare il patrimonio della madre Aurelia nob. Marchi, lasciando la famiglia con numerosi capitali passivi, il figlio maggiore Alvise come il nonno paterno, (n.1765 e +1848), aggregato al civico consiglio nel 1795 sposò la Co. Cecilia di Brazzà (n.1767 +1855), dama della Croce Stellata (Dama di Palazzo di S.M. l’imperatrice la Regina) lo troviamo a Povoletto nel 1848 intento a riscuotere l’enfiteusi sui Beni delle Marsure. Muore però nello stesso anno, lasciando come eredi ed usufruttuari cinque figli maschi, quattro figlie, sette nipotine, tre nipotini ed un quarto in arrivo. Si assiste ad una vorticosa compilazione di atti di esuccessione. Il primo annovera una dozzina di persone compresi eventuali nascituri. Vengono liquidate le quattro sorelle.

La sorella Margherita viveva in un convento e si era fatta monaca con voti semplici e rinunciava volentieri all’eredità paterna e alla parte della casa, con grande approvazione della madre, e visto che l’altro fratello Giacomo più giovane di lui non era sposato, dovette usufruire di tale eredità per pagare i debiti e tentare di ricostituire una dote per la possibile famiglia di Giacomo, che corrispondesse alla loro posizione. I fratelli maschi si spartiscono il rimanente e Antonio (siamo al contratto 2 febbraio 1852 quarto della serie) diventa proprietario delle Marsure, ma non per molto, il 30 aprile 1863 vende tutto al conte Giacomo Belgrado.

Dei figli di Alvise, Tomaso (n.1791+1873) fu un valoroso soldato di Napoleone I° e partecipò alla campagna in Russia nel 1812 , fatto prigioniero e deportato in siberia, fu creduto morto: rimpatriò nel 1814?, quando già gli si erano celebrate solenni esequie nella chiesa di S.Pietro Martire di Udine ed ebbe la medaglia di S.Elena; non si sposò e non ebbe eredi.

Le persone più anziate di Modotto ricordano ancor oggi che, secondo la storia, Tomaso tornò dalla Russia ben 50 anni dopo - la notizia tutt'ora è sotto verifica. Non si conoscono esattamente i passaggi di proprietà del Palazzo e il fondatore.
Il ritratto di Tomaso dovrebbe trovarsi presso la biblioteca Joppi di Udine; la fototeca Universitaria ne riporta solo la scheda ma non la fotografia e precisamente non si sa dove sia conservato e se esite ancora.

Francesco (n.1812 +1833) mori in giovane età nelle acque pudie di Carnia, anche lui improle, Giacomo (n.1807 + 1854), fu canonico onorario della cattedrale di Udine, Luigi (n.1809 +1858) sposò nel 1838 Lucrezia Co. Maldura di Padova + 1889 a Pradamano dove abitava con i figli, , Cecilia m. di Ferdinando figlio di Girolamo Co.di Colloredo,ciambellano imperiale, Laura, m.Carlo nob. Fabrizi, giurista, letterato, erudito (n. Udine 1709 - m. 1773), scrisse sulle usure in Friuli nel XIV secolo; cataloghi di cancellieri, maestri e medici della comunità di Udine; di giuristi friulani che insegnarono nell'Università di Padova. Teresa n.1792 +1856 m.di Bernardino Barone del Mestre di Cormons e Aurelia, m. 1812 Francesco nob. Deciani fu Deciano. Dei cinque figli; solo due portarono avanti il cognome della famiglia, Luigi e Antonio. Luigi ebbe quattro figli, tre maschi ed una femmina, Lodovico, Federico, Bianca e Francesco.

Purtroppo Francesco n.1845 morì a soli otto anni nel 1853, Bianca (Amelia Teresa) n.1843 +1884 si sposò nel 1875 con il Cav. Giovanni Turchi fu Gaspare, Federico n. 1839, militò volontario nell’esercito italiano e morì nel 1895 senza sposarsi e Lodovico, n.1841, giovane ambizioso fu sindaco di Pradamano, a detta del popolo si innamorò della figlia di una famiglia ricca, ma non nobile del paese (Giacomelli), tale relazione fu chiaramente ostacolata dalle stesse famiglie e la sua delusione fu tale che rinunciò a farsi una famiglia. Morì per un tumore alla gola desiderando di fumare il suo amato sigaro, ma grazie al suo fattore, Sig. Vicario, che sempre gli era stato accanto, lo aiutò ad alleviare la sofferenza producendo il fumo che gli faceva poi respirare. Alla sua morte nel 1908 lasciò l’intera eredità in usufrutto alla donna che lo curò, Italia de Savi, che ebbe cura dell’azienda agraria e della villa padronale di Buttrio ,oltre che della dimora di Pradamano. Alla morte della Sig.ra de Savy, il patrimonio ereditario fu suddiviso in tantissimi eredi e venne così disperso. Alla famiglia fu confermata dall’Austria nella sua nobiltà e il titolo comitale con sovrane risoluzioni con S.R.. 24 Luglio 1820 e 12 aprile 1829, e iscritta dal governo italiano con i titoli stessi nell’Elenco Ufficiale.

Antonio, fratello di Luigi, (n.1794 + 1879 in Ariis) nel 1835 sposa Elena Co.Asquini che all’undicesimo mese dalle nozze (6 marzo 1836) muore per cause a noi sconosciute. Si risposa in seguito con Caterina di Giacomo nob. Colombatti, da cui nascono sette figli, sei femmine ed un unico maschio Napoleone Settimio.

Le ragazze, Elena (Cecilia Dionisia), nata a Risano, 1846 + Sterpo1926 andò in sposa nel 1874 al cugino Filippo Co. E Signore di Colloredo, Mels e ville annesse qm. Ferdinando, figlio di Cecillia Ottelio sua zia + Sterpo 1926; Cecilia, n.30.8.1847 Flambro e + 12.9.1935 sposa Francesco Sebastiano Florio, Co.di S.Stefano, Teresa n.25/9/1848,ad Ariis, +16/07/1933 sposò nel 1881 Orlando del Cav. Nicolò Simonutti abitante in S.Marco, Sofia(Chiara) n.1851 ad Ariis + 1918 a Siena , va in sposa nel 1884 all’ingegnere Agostino di Luigi nobile Deciani, e Clementina n. 1852 ad Ariis si sposa nel 1881con Francesco sempre di Luigi nob. Deciani; Letizia (Giuseppa o Giuseppina) nata nel 1854 sempre ad Ariis nel 1875 sposò Daniele del Co.Commendatore Vincenzo Asquini, Settimio Napoleone, n.5/9/1857ad Ariis e +3/6/1947 Possidente, di aspetto non molto alto 1.68 con capelli lisci e rossi, colorito roseo e svariati nei al volto e nel collo sposò a Pocenia nel 1887 Eva ( Evelina) di Antonio Michieli di Udine ed ebbe tre figli, Antonio Sergio, Maria Cecilia e Bianca Valeria. Bianca Valeria sposa il sig. Dumler, Maria Cecilia n.1891+7/5/1988 sposa in prime nozze Luigi Deciani Gallici, (figlio di Antonino e nipote di Clementina e Sofia Ottelio. Benchè uomo bello e giovane, orfano di madre dalla nascita, fu avviato da piccolo al collegio militare e all'accademia. Pare fosse molto triste e malinconico, morì solo dopo quattro anni di matrimonio, a 36 anni ), rimasta vedova, sposa in seconde nozze, Domenico Lovato, non ha figli.

Di Antonio Sergio, n.2/7/1887 +4.12.1963 conosciamo alcuni aspetti fisici, sappiamo che era alto circa 1,68 con 90 di torace, capelli lisci e rossi, occhi castani, buona dentatura e colorito roseo, aveva come segni particolari , molti nei al collo e al volto; Laureato in Leggi, fu Colonnello dell’esercito Italiano, il 8/9/1919 sposa Nerina Nob. Cicogna Romano a Pavia di Udine; Vive ad Ariis nella tenuta di famiglia, che anticamente costituiva il feudo dei Savorgnan, dove a poca distanza dal palazzo padronale, esisteva il castello nel quale Gerolamo Savorgnan resistette contro i feudatari friulani e gli austriaci collegati contro la repubblica di Venezia; Sua moglie non poteva avere figli così decisero di separasi, ma all’epoca non esisteva il divorzio, perciò anche se Antonio si fece una nuova famiglia con la Sig.ra Rosa Mauro ed ebbe tre figli, nati da questa unione, con donna non maritata, non parente né affine con lui nei gradi che ostano al riconoscimento, riesce solo per i primi due figli a dare il suo cognome dichiarando alla loro nascita l’affiliazione, Federico ed Eva Lucia. la seconda guerra mondiale, la famiglia di Antonio decide di spostarsi verso il centro italia, e va a stabilirsi a “ La Poderina” in un piccolo castelletto in provincia di Siena.Si trasferiscono in Sardegna nel 1954 circa, dove Antonio investe parte dei suoi beni in acquisti di terreni ed edificazioni di palazzi, che però non vanno a buon fine.

Eva Lucia (nata nel 1939 m.Giuseppe Tacconi industriale di Terni) si stabilisce nella città del marito, Federico (m. Natalina Pili il 10.12.1959) ebbe quattro figli, Alberto, (n.il 12 aprile 1960), Carla Maria, (n. febbraio 1963) Maria Eleonora e Anton Giorgio; Alla morte di Antonio, tutti i beni di famiglia rimasero alla sorella Maria, che li amministrò sino alla sua morte, che avvenne a San Remo nel 1988, dove viveva nel suo lussuosissimo appartamento, conteso assieme all’intera eredità, dai suoi eredi, con vicende testamentarie assai controverse.


Testo pubblicato con la preziosa collaborazione di Gabriella Bernardi in Ottelio che ringraziamo di cuore per la disponibilità offerta (gabriella.bernardi(at)tiscali.it).


Visita a Modotto

Nell'estate 2009 abbiamo ricevuto una gradita visita dei discendenti della famiglia Ottelio con i quali siamo in contatto; qui pubblichiamo le fotografie. Un caro saluto alla signora Gabriella.

La fam. degli Ottelio oggi
Incontro al Palazzo Tacoli
La targa che ricorda la storia del Palazzo