La Chiesetta di S. Eurosia

D.O.M. IN HONOREM S. EUROSIAE V.M. ci fanno sapere i caratteri in cotto della facciata.

La costruzione, che copre un'area di mq. 36 ed era stata originariamente dedicata a S. Bernardino da Siena, sorge presso le vecchie case di Modotto.

La data di ristrutturazione dell'attuale edificio (1654) è segnata sull'ampio seicentesco baldacchino dell'altare che ne ricorda anche un restauro posteriore (1852), dopo del quale l'immobile non ha subito alcuna modifica.

I primi restauri erano stati autorizzati dal patriarca Marco Gradenigo con decreto del 12 agosto 1645.

Notiamo la porta architravata e incorniciata da pietre tagliate a sbozzature irregolati, sul frontone la lunetta contornata come la porta, sul colmo una leggera monofora con campana (1), due finestre rettangolari che illuminano l'interno dal fianco sinistro.

Dagli inizi degli anni venti, per un grande lavoro di sterro attuato dalla Amministrazione Brazzà onde facilitare l'accesso alle abitazioni adiacenti, l'edificio, già sul piano della campagna come dimostra la antistante pianta di abete ancora vegeta, si trova molto elevato rispetto alla piazzetta,  ma è anche stato aggredito su un fianco da organismi estranei.

L'aula è rettangolare e senza presbiterio, intonacata, con travi a vista, il pavimento è in cotto, la copertura in tegole, la muratura in pietrame sotto la cui cornice esterna di coronamento delle pareti laterali si sviluppa un fregio a cane corrente in bianco e nero, ripreso ora anche nell'aula stessa.

Nell'interno accanto alla porta c'è l'acquasantiera a parete ricavata da un concio e tra gli arredi più antichi notiamo il calice in argento e rame sbalzato, il lampadario pensile in ottone traforato, due banchi in noce e sei tele non databili con precisione alle pareti, fra cui quella di S. Francesco che riceve le stimmate (cm 65x65), composizione ispirata dal soggetto di Pomponio Amaltero (1505-1588) esposto nella Galleria di arte antica del museo di Udine.


I due dipinti a tempera su tavola, chiusi in cornici di fattura recente, provengono dall'oratorio già da secoli scomparso dei SS. Vito e Modesto e affiancano l'altare.
L'altare stesso in legno intagliato ha il paliotto il cui pannello ovale in cartone telato è dipinto a festoni vegetali, ornati, mazzi di rose dai colori vivaci, con una croce al centro e lo stemma del casato Ottelio (un tiglio: ob tileum - ndr: ai giorni nostri è il logo di Modotto) sormontato dal gallo sovrapposto alle fasce.

Esso copre il precedente seicentesco molto semplice e guasto.

L'alzato, tra quattro colonnine binate e rastremate che sorreggolo la cornice e lo pseudotimpano rettilineo, su alta predella espone la pala centinata su tela della Santa titolare.


S. Eurosia ci appare in preghiera, volta verso la Trinità e la madonna, mentre un angelo dispiega il cartiglio su cui si legge "vieni sposa di Cristo, ricevi la corona che il Signore ti ha preparato" e un altro le porge la corona.

La scena, su uno sfondo campestre corrusco di lampi e gravido di cupe minacce, ci indica che la Santa protegge le messi dalle bufere e dalla grandine.

Il dipinto nel margine destro reca la firma dell'autore: LORENZO BIANCHINI, 1853 (2).


Il 27 agosto 1829, dopo che il gemonese Girolamo Fantoni da tempo aveva tinteggiato in finti marmi screziati alla buona il nuovo altare, si procedette alla benedizione della chiesetta che passò sotto il patronato degli Ottelio, allora proprietari del palazzo del borgo, ed ebbe la denominazione resa definitiva con il collocamento della pala.

Nel 1975, con il concorso dei borghigiani, fu curato il restauro dell'edificio,  ma il successivo sisma aveva aperto molte crepe nei muri, senza tuttavia comprometterne la agibilità.

Ed anche queste tracce del funesto fenomeno sono state cancellate dalle unanimi prestazioni degli abitanti di Modotto.


Note
(1) L'attuale campanella sostituisce quella asportata dagli invasori nel 1918 e fu donata dalla famiglia Caratti che nel 1925 soggiornava a Modotto
(2) Pittore autodidatta Udinese (1825-1892) che ha lasciato molti ritratti e quadri nelle chiese friulane, ma il ciclo a fresco più impegnativo è quello realizzato nella volta della Basilica delle Grazie di Udine.